venerdì 17 ottobre 2014

Il Mondo dello Spirito

Il Mondo dello spirito è il blog di una mia amica, che per varie vicissitudini della vita, è arrivata dove è ora. Questo blog è molto interessante, per chi apprezza la spiritualità in ogni sua forma, maggiormente per le persone molto religiose; aiuta o tenta di aiutare persone con problemi personali e non, che hanno bisogno di una persona che riesca a comprendere anche se in parte a volte, quello che stanno passando... 
Questo blog lo trovo interessante e se avete un pò di curiosità come me andate a vederlo potreste trovarci qualcosa che vi colpisce...
Molto bello e ben strutturato complimenti Elena Puleggi, buona vita Namasté...
P.S. per visualizzare il blog di Elena basta cliccare sulle parole all'inizio che ho linkato con l'indirizzo esatto del blog... GRAZIE...

sabato 27 settembre 2014

Gramigna


Gramigna (dente canino), Agropyron Repens-graminacee. RICONOSCIMENTO: erbacea con lunghi rizomi che emettono con estrema facilità sottili fusti eretti ruvidi (80 cm). Le foglie strettissime sono ricoperte di peli sulla pagina superiore. 
I fiori, raccolti su spighe piatte, sono di colore verde e compaiono in estate; il frutto è una cariosside. Infestante molto comune, predilige i terreni argillosi e umidi. PROPRIETA': presenta glucosidi, sostanze amare, mucillagine; è considerata una delle erbe medicinali con azione diuretica più potenti; è in oltre sudorifera e depurativa del sangue, utile nella cura dei calcoli. 

IMPIEGO: decotto e tisana in tutti i casi di infiammazione di fegato, milza, vie urinarie, per gotta e artrite. Per uso alimentare si raccolgono le foglie tenere, che possono essere consumate in insalata, e i germogli (prima che spuntino dal terreno) lessati e conditi a piacere. AVVERTENZE: nei prati e lungo le strade è presente anche Cynodon dactylon, chiamata gramigna rossa o vera gramigna, che ha le stesse proprietà di A. repens ed è particolarmente temuta come pianta infestante data la tenacia del suo apparato radicale. 
SI UTILIZZA: il rizoma raccolto in primavera o a fine estate, pulito delle radici più piccole e fatte essiccare a sole; a scopo alimentare i germogli. CURIOSITA': in passato è stata usata per la pianificazione, per la preparazione della birra e, le radici tostate, come surrogato del caffè. E' molto ricercata dagli animali domestici che la mangiano per purgarsi.

Ginepro


Ginepro, Juniperus Communis-cupressacee. RICONOSCIMENTO: arbusto legnoso o basso alberello (5 m) col fusto contorto dal portamento talvolta strisciante e corteccia ruvida e rossastra. Le foglie aghiformi, appuntite, verticellate a 3, sono solcate da una linea chiara nella pagina superiore. I fiori, dioici, giallastri quelli maschili e verdastri quelli femminili, sono disposti in prossimità dell'ascella fogliare e compaiono in primavera. 
I frutti, detti coccole, sono piccole bacche sferiche di colore verde o nero-bluastre a maturazione. Frequente dalla bassa collina fino ai 1500 metri di quota. PROPRIETA': ricco di resina, olio essenziale, acido ossalico e malico, è balsamico, diaforetico, tonico, emmenagogo, antireumatico. 

IMPIEGO: essenza, infuso, vino e macerato per meteorismo, bruciori di stomaco, problemi diuretici e mestruazioni irregolari; frizioni con olio per dolori; fumigazione per raffreddore; bagni e lavaggi per reumatismi e irrigazione della pelle. Le bacche vengono molto usate in liquoristica e in cucina per aromatizzare e agevolare la digestione di pietanze a base di carne. 
SI UTILIZZA: i rametti più teneri; le coccole raccolte in autunno mediante scuotimento della pianta e poi essiccate in luogo ventilato per evitare la formazione di muffe. AVVERTENZE: poiché l'olio essenziale è ricco di terpeni, in dosi elevate le bacche possono provocare irritazioni all'apparato urinario e renale. Non va somministrato a chi soffre di disturbi ai reni e al tubo digerente, ne alle donne in gravidanza. Preparati, vini, liquori e grappe a base di ginepro non devono essere assunti per più di 5-6 giorni consecutivi.



giovedì 25 settembre 2014

Dosi e tempi


Per quanto riguarda le applicazioni esterne è importante che la pelle sia integra;l'applicazione su ferite aperte va fatta solo se specificatamente indicato e dietro consiglio medico, poiché le ferite si possono infettare a contatto con erbe o altri agenti.

Dosi e tempi: le dosi che consiglio sono da ritenersi indicative perché si riferiscono ad una persona adulta e sana, quindi rivolgersi sempre ad un medico per le prescrizioni adatte ad ognuno di voi per ogni esigenza avrete. 
Misure approssimative per droghe (erbe) secche (grossolanamente sminuzzate): 
1 manciata = 30-40 g di droga
1 pugno = 8-10 g di droga
1 cucchiaio = 5 g di droga
1 cucchiaino = 2 g di droga
1 pizzico = 2-3 g di droga
Misure approssimative per liquidi (riferite all'acqua): 
1 cucchiaino = 4-5 ml o g
1 cucchiaio = 10-12 ml o g
1 bicchierino da liquore = 30-35 ml o g 
1 tazzina = 60-70 ml o g 
1 bicchiere = 100-120 ml o g
1 tazza = 120-150 ml o g
Queste misure devono ritenersi indicative in quanto la forma e la capacita dei vari contenitori possa variare.

Preparati per uso esterno


Polvere: dopo aver essiccato le erbe si triturano e si setacciano, le piante così preparate potranno essere assunte diluite nell'acqua o come cachet. Per uso esterno possono essere impiegate per la cura di affezioni della pelle come polveri assorbenti o protettive. Bagno: prevede l'immersione di tutto il corpo o una parte di esso in una soluzione acquosa arricchita da infuso o decotto di erbe prescritte, per un tempo di solito inferiore ai 20 minuti di immersione. Il bagno completo prevede l'immersione del corpo del paziente fino al torace (cuore escluso), il semicupio l'immersione fino all'altezza dei reni; e richiede l'impiego del quantitativo dimezzato delle erbe rispetto al bagno completo. Il bagno locale, lo dice la parola si localizza solo in una determinata parte del corpo, ad esempio mani, occhi, piedi. 
Cataplasma o impiastro: è un preparato di consistenza molle, confezionato pestando piante fresche, o cuocendo in acqua o latte o a vapore una o più erbe polverizzate fino a ridurle una poltiglia. Il cataplasma tiepido o freddo, si stende su una garza, e si applica esternamente sulla parte dolorante. Compressa: consiste nell'immergere una pezzuola in un determinato preparato (infuso, decotto, succo etc...) in modo che si imbeva, poi si applica sulla parte dolorante per il tempo prescritto; può essere calda o fredda. Enteroclisma o irrigazioni: il preparato liquido si introduce con una cannula o una peretta nel canale anale (enteroclisma) o in quello vaginale (irrigazione), ma anche nel condotto uditivo tramite una siringa senza ago. Il preparato non dovrà essere ne troppo freddo ne troppo caldo (intorno ai 30-35°C). 
Gargarismi e sciacqui: si introduce in bocca il preparato liquido in piccoli sorsi, dopo averlo mosso nella cavità orale per disinfettare le parti malate lo si espelle senza ingoiare. Lozioni: liquido in cui si imbeve un batuffolo di cotone che poi viene passato delicatamente sulla parte da curare; in genere si usano infusi e decotti, mentre gli oleoliti o i macerati alcolici vengono impiegati per frizioni e massaggi. Polpa e succo freschi: la pianta fresca viene ridotta in polpa mediante frullatore o di un mortaio; se si vorrà usare il succo bisogna setacciarlo in una tela dalla trama fine e strizzare il tutto per estrarre il succo; in alcuni casi si può usare la centrifuga o lo spremiagrumi. Sia per la polpa che per il succo i preparati vanno consumati immediatamente, o comunque entro breve, conservandolo in frigo poiché facilmente deteriorabile. 
Pomate e unguenti: preparati semi liquidi in cui le erbe vengono mescolate a sostanze grasse (in casa spesso si utilizza olio o burro) e massaggiare sulla parte da curare. Suffumigi o fumigazioni: si dice secco quando si bruciano determinate dosi di erbe sopra un braciere e se ne aspirano i fumi (fumigazione). Si definisce umido quando si mettono le erbe dentro una pentola d'acqua in ebollizione e se ne aspirano i vapori (suffumigi). 

Preparati per uso interno


Le piante medicinali possono essere assunte in vari modi; sottolineando che tanti vegetali possono essere consumati quotidianamente come aromi nel cibo, come verdura, frutta, succo fresco, di seguito ci saranno delle spiegazioni per come fare dei preparati a base di piante medicinali. I metodi che riporto sono quelli più semplice che possiamo effettuare anche in casa da soli, con un pò di accortezza. 
Le Tisane sono preparati che sfruttano l'effetto solvente dell'acqua calda o fredda; i procedimenti per la preparazione della tisana sono fondamentalmente tre: decotto, infuso e macerato, e di volta in volta in base alla parte della pianta utilizzato poi sci sceglierà il metodo più adatto per la preparazione ed il consumo. Da tener presente che le erbe aromatiche ed i fiori (tranne alcune eccezioni) non vanno bollite, perché il calore danneggerebbe i principi attivi in essi contenuti; in tal caso bisogna preferire l'infuso o la macerazione. Per le parti vegetali più dure (corteccia, bacche, semi, radici) si potrà scegliere la decozione oltre che il macerato. Per addolcire le tisane è meglio utilizzare il miele (preferibilmente integrale) che ricco di principi naturali si sposa bene con le erbe. 

Infuso: si usa per tutte quelle erbe particolarmente ricche di principi attivi che si volatilizzano facilmente a contatto con i liquidi o il calore. Si versa l'acqua calda direttamente sulle erbe messe in un recipiente di vetro o di terracotta; dopo un periodo di infusione o riposo (5-10 minuti) si mescola e si filtra. Va assunto subito dopo la preparazione per evitare la dispersione dei principi attivi con il vapore. 
Decotto: le erbe vanno messe in un recipiente con acqua fredda provvisto di coperchio, e portata ad ebollizione, e lasciata sobbollire per un tempo che va dai 5 minuti (fiori, foglie, parti aeree) ai 10-20 minuti (radici, frutti, corteccia). Come per l'infuso il decotto va assunto subito per evitare la dispersione dei principi attivi. 

Macerato, tintura o oleoliti: sono preparati che richiedono tempi maggiori rispetto i due precedenti. Le erbe vanno messe a riposo in acqua fredda (o olio, vino, alcool, sempre a freddo) per un periodo che varia da un giorno a più settimane a seconda del tipo di erba e del liquido usato; tutte le operazioni vanno eseguite a freddo. 
Vini medicamentosi, una buona usanza del passato che sta ritornando in auge insieme alla raccolta delle erbe; vanno preparati usando vini bianchi o rossi di buona gradazione (anche marsala o porto) seguendo attentamente le dosi e le modalità descritte nelle ricette. Si somministrano poi a cucchiai o a piccoli bicchieri. Gli sciroppi spesso consigliati per curare i bambini ai quali non può piacere il gusto forte delle erbe in tisana; altro non sono che un liquido denso a base di zucchero o miele, in cui è stata sciolta una certa dose di preparato di erbe.

Genziana maggiore


Genziana maggiore (genziana gialla), Gentiana Lutea-genzianacee. RICONOSCIMENTO: erbacea con grossa radice a fittone, assai lunga e di colore bruno-giallastro, e fusto eretto (1,2 m). Le foglie di grandi dimensioni sono ovali, opposte, peduncolate corte quelle inferiori, sessili quelle superiori, solcate da nervature convergenti all'apice. In estate compaiono i fiori di colore giallo, posti in gruppi da 3 a 10 all'ascella fogliare. 
Frequente nei prati e nei pascoli delle Alpi e degli Appennini, dai 700 metri fino ai 2500 metri di quota. PROPRIETA': ricca di sostanze amare, è una delle erbe medicinali più apprezzate come stomachica, tonica, stimolante, vermifuga e anti fermentativa. IMPIEGO: polvere, tintura, macerato, decotto e vino per inappetenza e disturbi dovuti a difficoltà digestive, per stanchezza fisica e intellettuale, per anemia e convalescenza. Il decotto viene usato esternamente per enteroclismi contro i vermi intestinali. 

I principi attivi contenuti nella radice vengono molto sfruttati anche dall'industria farmaceutica. L'infuso può essere usato per la pulizia del viso contro la pelle grassa e per schiarire le lentiggini. La radice, molto usata per la preparazione di liquori digestivi, ha sapore da prima dolciastro, quindi piacevolmente amarognolo. SI UTILIZZA: la radice raccolta da settembre a novembre ed essiccata al punto che, spezzandola, riveli all'interno il tipico colore giallo. Non va mai utilizzata fresca. 
AVVERTENZE: attenersi scrupolosamente alle dosi e alle modalità prescritte, poiché in quantità elevate può causare vomito. Sconsigliato l'uso alle gestanti. Può essere confusa facilmente con il veratro o l'elleboro bianco (Veratrum album), pianta simile ma velenosa e identificabile dalle foglie che sono alterne e con venature parallele e non convergenti. In alcune regioni è stata dichiarata specie protetta, vista la raccolta eccessiva effettuata in passato.