Cavolo, Brassica Oleracea-crucifere. RICONOSCIMENTO: biennale con radice a fittone e fusto eretto (80 cm) e ramoso. Le foglie, di notevoli dimensioni, sono ricoperte da un velo ceroso e hanno forma rotondeggiante. Fiorisce in primavera e in estate con fiori giallo disposti in grappoli. Il frutto è una siliqua.
Come pianta spontanea è diffusa specialmente sulle scogliere dell'area mediterranea; ha originato oltre un centinaio di varietà orticole che vengono coltivate nei campi, negli orti e nei giardini a scopo principalmente alimentare, benché taluni esemplari risultino molto decorativi per il colore e la forma che le foglie possono assumere.
PROPRIETA': ricco di vitamine, fosforo e calcio, regola la funzione intestinale; è pettorale, digestivo, antinfiammatorio, antiulceroso, cicatrizzante. IMPIEGO: ne viene consigliato il consumo come ortaggio o succo in caso di avitaminosi e debilitazione; ottimo rimedio contro lo scorbuto. Il decotto o lo sciroppo per raffreddore e catarro; il succo per anemia, ulcere gastriche, malattie reumatiche; esternamente il succo e le foglie per cataplasmi su piaghe, ferite e contro dolori e nevralgie.
Il succo di cavolo crudo o le foglie tritate e applicate sulla pelle del viso sono un'ottima maschera di bellezza per ottenere una pelle luminosa e liscia. Lo stesso effetto produce una cura di qualche giorno a base di succo e foglie crude in insalata. In cucina è una verdura molto gradita e particolarmente versatile. SI UTILIZZA: le foglie che formano un caratteristico cuore carnoso. In alcune varietà anche la radice a scopo alimentare. CURIOSITA': la specie selvatica non ha consumo alimentare.
Castagno, Castanea Sativa-fagacee. RICONOSCIMENTO: albero maestoso (30 m) dal legno duro; la corteccia, grigiastra e liscia, con l'età tende a screpolarsi. Ha grandi foglie di forma lanceolata con margine seghettato e fiori giallognoli riuniti in amenti esili: quelli maschili sono numerosi in cima e raccolti in glomeruli a spiga; quelli femminili sono riuniti a 1-3 alla base.
La fioritura avviene in primavera-estate e produce frutti, le castagne, che sono degli acheni riuniti in numero 1-3 in un riccio spinoso che si apre in 4 valve. Forma boschi di notevoli estensioni e viene coltivato per i suoi frutti e per il legname pregiato. E' diffuso sulle montagne di tutta Italia. PROPRIETA'i frutti sono ricchi di zuccheri, glucidi e protidi; la corteccia e, in misura minore, le foglie, di tannino. Sedativo della tosse, nutritivo e, sopratutto , astringente.
IMPIEGO: per l'alto valore nutritivo se ne consiglia il consumo in caso di avitaminosi e debilitazione. Infuso e decotto per affezioni bronchiali e diarrea. Gargarismi con l'infuso delle foglie per infiammazioni di gola e bocca. L'acqua di cottura delle castagne usata per il risciacquo dopo lo shampoo esalta i riflessi dei capelli biondi; la polpa schiacciata dei frutti può essere impiegata come maschera emolliente e schiarente.
In cucina trova largo impiego il consumo del frutto tal quale (crudo o cotto in svariati modi, in dolci e composte) o sotto forma di farina. SI UTILIZZA: le foglie giovani raccolte in aprile-maggio; la corteccia dei rami raccolta in autunno e primavera; i frutti raccolti in autunno. AVVERTENZE: sconsigliato l'uso dei frutti ai diabetici e ai sofferenti di fegato. Dato l'alto contenuto di tannino, non utilizzare recipienti di ferro per la cottura. Dal legno e dalla corteccia si estraggono sostanze tintorie.
Carrubo, Ceratonia Siliqua-cesalpinacee. RICONOSCIMENTO: alberello sempreverde (raramente supera i 7-8 m) con corteccia marrone e foglie di colore verde scuro lucente, obovate. I fiori di colore porporino sono riuniti in grappoli e compaiono a fine estate; talvolta presenta caratteristica dioica. Il frutto, o carruba, è un legume dall'involucro coriaceo ricco di polpa dolciastra con semi duri.
Originario dell'Asia Minore, in Italia cresce allo stato spontaneo nelle regioni tirreniche meridionali; viene coltivato in Sicilia. PROPRIETA': contiene pectine e tannini; è lassativo, pettorale, regolatore e utile antibatterico intestinale. IMPIEGO: decotto, sciroppo e pappa di farina in caso di infezioni intestinali dei lattanti, diarree infantili, coliti e disturbi intestinali in genere negli adulti, affezioni bronchiali.
Gargarismi con l'infuso di farina per raucedine e infiammazioni delle vie respiratorie. In cosmesi per preparare maschere emollienti. In cucina viene impiegato per confezionare marmellate, sciroppi, liquori e surrogati ipocalorici. I frutti, dolci e sufficientemente ricchi di proprietà nutritive, sono stati da sempre consumati dall'uomo, specie nelle popolazioni povere.
AVVERTENZE: sconsigliato a chi soffre di fegato e di stitichezza. SI UTILIZZA: i frutti raccolti in estate per il consumo tal e quale o per ricavarne la farina dopo l'essiccazione; la corteccia dei rami staccata a fine inverno; le foglie raccolte in primavera quando sono ancora tenere. CURIOSITA': i semi vengono chiamati "carati" perché in passato venivano usati per la pesa dell'oro.
Carota, Daucus Sativus-ombrellifere. RICONOSCIMENTO: erbacea dotata di radice fittonante, carnosa e assai grossa, di colore giallo arancio nelle varietà coltivate e bianca nel tipo spontaneo. Il fusto è eretto (30-50 cm), ramoso e reca 2-3 foglie pennatosette. In estate compaiono i fiori piccoli e bianchi, eccettuato quello centrale di colore grigio purpureo, raccolti in ombrelle composte.
Il frutto è un diachenio contenente semi di colore verdastro. La carota comune cresce in tutta Europa, spesso assumendo carattere infestante di prati e incolti. E' anche uno degli ortaggi maggiormente coltivati negli orti (varietà selezionate per la radice), più a scopo commestibile che per le sue virtù medicinali. PROPRIETA': ricca di principi attivi, primo fra tutti il carotene (che dal nostro organismo viene elaborato in vitamina A, oltre che vitamina PP, D e gruppo B), presenta anche lecitina e olio essenziale.
Regolatrice intestinale ed epatica, galattagoga, diuretica, depurativa, carminativa. IMPIEGO: il consumo della radice è consigliato a tutti quanti richiedono apporto di vitamine (bambini, malati, anziani), in caso di diarrea e stipsi. Il succo per artrite e gotta; il cataplasma di polpa grattugiata da sollievo in caso di scottature. In cosmesi in maschere e lozioni ringiovanenti e contro le macchie della pelle.
In cucina trova largo impiego sia come verdura che come aromatica; meno diffuso, ma possibile, l'impiego nelle insalate delle foglie tenere, raccolte in primavera prima che si sviluppi il caule. SI UTILIZZA: i semi colti in estate, fatti asciugare e conservati in luogo riparato; la radice raccolta in autunno. Anche le foglie più giovani a scopo alimentare. CURIOSITA': dal fiore centrale di colore porpora si ricava una sostanza colorante particolarmente ricercata dai miniaturisti. E' molto apprezzata dagli animali.
Carlina (carlina delle Alpi, carciofo di montagna), Carlina Acaulis-composite. RICONOSCIMENTO: piantina aderente al terreno, con il fusto assente o ridotto ai minimi termini. Le foglie, dentate o pennate, spinose, sono disposte in una rosetta basale, attorno a un capolino fiorale (10 cm di diametro) grande, circondato da brattee bianco-argentate. I fiori sono di colore viola-porporino, compaiono in estate-autunno e producono acheni oblunghi e pelosi.
Frequente (talvolta infestante) in prati e pascoli alpini e appenninici, dai 500 ai 2000 metri, facilmente riconoscibile dal grande capolino fiorale. PROPRIETA': contiene enulina, resina e sali; è sudorifera, stimolante e tonica di stomaco e fegato. Più utilizzata in passato di quanto lo sia oggi. IMPIEGO: decotto e infuso (addolciti con miele poiché molto amari) in caso di influenza, insufficienza epatica, problemi digestivi e inappetenza. Il decotto è utile per la pulizia della pelle acneica.
I capolini, privati dei fiori tubolari e delle brattee, presentano una parte carnosa con sapore molto buone, che può essere cucinata come i carciofi. AVVERTENZE: data la raccolta indiscriminata che a volte è stata fatta di questa pianta per essiccarla a fini decorativi, in alcune zone è dichiarata specie protetta. Meglio quindi informarsi delle norme floristiche o coltivarne alcuni esemplari in giardino dove possibile.
SI UTILIZZA: la radice raccolta in autunno, tagliata a pezzi e fatta essiccare lentamente. A scopo alimentare si raccolgono i capolini durante l'estate. CURIOSITA': viene spesso usata per composizione di fiori secchi. Le brattee sono igroscopiche: si distendono con tempo secco e si raddrizzano con tempo umido. Talmente comune negli ambienti montani da esserne diventato un simbolo assieme alla più rara stella alpina.
Cardo santo (cardo benedetto, erba benedetta, spina santa), Cnicus benedictus-composite. RICONOSCIMENTO: erbacea annuale da fusto eretto (40 cm), ramificato, ricoperto di peluria. Porta foglie lunghe, spinose, frastagliate, con nervature evidenti terminanti con aculei; solo quelle basali sono picciolate. I fiori, riuniti in capolini solitari, sono di colore giallo, protetti da un'involucro spinoso, e compaiono dalla primavera all'estate.
Cresce spontaneo negli incolti aridi dell'Italia centro meridionale, dalla pianura fino all'alta collina. PROPRIETA': particolarmente ricco di cninina (un principio amaro), tannini, sali minerali e vitamina B1; è aperitivo, tonico del sistema cardiocircolatorio, digestivo, febbrifugo, emostatico, emetico. IMPIEGO: infuso e decotto, macerato e vino, per facilitare la secrezione della bile e dei succhi gastrici, favorire la minzione, durante i periodi di convalescenza, e per combattere la febbre.
Per uso esterno compresse imbevute nel succo utili per tutte le affezioni della pelle. E' possibile ottenere un'effetto tonificante aggiungendo all'infuso le sommità fiorite all'acqua del bagno. In cucina viene utilizzato molto raramente lesso o in piccole dosi per aromatizzare le marmellate. AVVERTENZE: rispettare scrupolosamente le quantità suggerite poiché la cninina ingerita in forti dosi provoca vomito e disturbi gastrici; controindicato per chi soffre di infiammazioni intestinali e renali.
SI UTILIZZA: sommità fiorite e foglie, colte all'inizio della fioritura e fatte essiccare all'ombra. CURIOSITA': nel periodo medievale era tenuto particolarmente in considerazione per le sue proprietà medicinali; tra l'altro, lo si pensava in grado di rafforzare la memoria e l'udito.
Cardo mariano (cardo della madonna, cardo latteo), Silybum marianum-composite. RICONOSCIMENTO: annuale con radice fusiforme e fusto eretto(1,5 m), vigoroso, ampiamente ramificato. Le foglie grandi, lobate, hanno un colore verde intenso, sono lucenti, con striature biancastre e bordo spinoso.
I fiori, di un bel colore violetto, sono circondati da brattee spinose e riuniti in grandi capolini; compaiono in estate. Pianta a carattere seminfestante, particolarmente diffusa nell'area mediterranea e principalmente al sud e al centro. Si rinviene con una certa facilità nei campi incolti, nei pascoli, lungo i margini dei sentieri, tra le macerie dove forma gruppi estesi. PROPRIETA': presenta tannino, sostanze amare, amido e mucillagine; è decongestionante epatico, colagogo, tonico e diuretico.
IMPIEGO: decotto di radici, foglie e semi; polvere di semi contro l'ipotensione. Lasciando la radice in infusione nel vino bianco si prepara un ottimo aperitivo. In cucina si preparano in insalata i germogli centrali (il gusto ricorda quello dell cardo) raccolti molto teneri in primavera prima della fioritura; possono essere impiegate anche le foglie più giovani (altrimenti risultano coriacee), le radici e i capolini fiorali al pari di quelle del carciofo. Ricco di principi amari, può essere usato anche per la preparazione di liquori.
AVVERTENZE: i semi, ricchi di principi attivi, non sono tossici ma vanno ma vanno comunque somministrati sotto prescrizione medica. SI UTILIZZA: le foglie colte in primavera ed essiccate in luogo ombroso; le radici asportate in primavera o autunno e fatte essiccare; i semi si raccolgono per scuotimento dei capolini essiccati. Anche il ricettacolo dei fiori a scopo alimentare. CURIOSITA': secondo la tradizione, le foglie furono macchiate di bianco dal latte della Vergine mentre nascondeva Gesù ai soldati di Erode.